Relatos asombrosos

ImageLas novelas jugaron un papel fundamental en la aparición del concepto de los derechos humanos en el siglo XVIII. El intercambio de historias y reflexiones antes de la novela se desarrollaba sobre todo en diálogos directos cara a cara, en familia alrededor del hogar o en espacios públicos como el teatro o los cuenta-cuentos. La novela popularizó la reflexión privada, solitaria, casi meditativa. Asombra y entusiasma imaginar el inmenso potencial que puede surgir de la tecnología y del sustrato de inteligencia colectiva que acaba de empezar con la era internet. Sigue leyendo

Nuovi ruoli aziendali e social media


L’universo di Internet, con i siti web, blog e altri spazi di comunicazione e le aree di interazione e conversazione come reti sociali, sono strumenti fondamentali le molte attività aziendali dirette a conoscere e comprendere le necessità ed aspirazioni dei clienti attuali e potenziali, dare a conoscere il prodotto o servizio ed analizzare il grado di accettazione delle offerte, ed anche promuovere il brand, e proteggerlo, oppure realizzare transazioni B2B, B2C, B2E, B2G, C2B ecc.

Le aziende, organizzazioni ed istituzioni affrontano dunque la necessità di contare con ruoli professionali che apportino competenze specifiche con i social media e sappiano aiutare l’azienda a muoversi strategicamente in questo universo. Sigue leyendo

Politiche d’impresa con i Social Media


Il sito http://socialmediagovernance.com/policies.php da accesso alle politiche interne di 154 tra compagnie internazionali, organizzazioni non-profit e agenzie governative, tra cui IBM, Microsoft, Kodak, Croce Rossa o il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti solo per citare alcune.

Anche se l’attività individuale all’interno dell’universo sociale no può essere soggetta a regolamentazione da parte dell’azienda, precisamente da questa attività individuale sorge l’esigenza per le aziende di elaborare una politica interna sull’uso dei media sociali e reti sociali. Impiegati di azienda o volontari di organizzazioni ed istituzioni, gli individui oggi contribuiscono in misura crescente a spazi online come wiki, blog, foro, reti professionali, siti dove pubblicare video e foto, alle volte a titolo personale altre volte identificandosi come membri o impiegati dell’organizzazione, per cui rappresentando in un modo diretto o indiretto l’istituzione. Sigue leyendo

Strategia e politica d’impresa con i social media


Per la sua natura, la Web 2.0 é uno spazio che poco si presta a programmare il proprio intervento di comunicazione nella stessa forma che si usa fare con i mezzi di comunicazione convenzionali, perché la sua filosofia é precisamente la generazione libera di contenuti da parte degli utenti e la libera interazione tra di loro.

Questo non significa che l’universo sociale sia privo di struttura, per cui una organizzazione deve comunque stabilire una propria strategia di intervento se vuole ottenere risultati positivi.

Così come avviene con i media tradizionali, lo sviluppo di una strategia di intervento nell’universo sociale deve essere concepito dentro del contesto della strategia globale dell’azienda e servire in forma coerente la visione e la missione della organizzazione.

In questo senso l’ingresso di una azienda nei media sociali deve servire ad ampliare la strategia della organizzazione aggiungendo nuovi strumenti e nuove abilità.

Per certi aspetti la strategia con i social media e reti sociali può sembrare simile a una strategia di marketing tradizionale, però l’universo sociale possiede una caratteristica che lo rende unico: i contenuti generati dal pubblico (user generated content).

Questo rende incerto l’ambiente e richiede di una strategia di intervento per definire obiettivi, pianificare risorse, stabilire standard e mete di comunicazione, catturare metriche basate sulle dinamiche di risposta delle audience, integrare gli sforzi in social networking con i piani di marketing e di vendita esistenti e soprattutto definire la rotta per l’espansione futura.1

La strategia aziendale di intervento nei social media deve dunque definire una serie di processi necessari per raggiungere una meta, e questa meta deve avere una diretta connessione con gli obiettivi commerciali dell’azienda ed i processi necessari per raggiungerla. Una strategia nei social media che sia allineata con la strategia aziendale dunque dovrà rispondere al quesito su come i social media, i processi di social networking e la tecnologia connessa possono integrarsi alle operazioni di una organizzazione per far sì che questa possa raggiungere i propri obiettivi strategici e commerciali.

Dennis D. McDonald, consulente statunitense che ha lavorato con diversi settori industriali, agenzie governative ed organizzazioni non-profit, ha osservato che le aziende che iniziano ad integrare il lavoro nei social media, operano secondo uno dei seguente quattro modelli di adozione:

  • Top down: la leadership aziendale guida e facilita l’adozione di tecniche e strumenti come blog, wiki ecc.

  • Bottom up: in questo modello di adozione sono gli impiegati che iniziano a pubblicare blog, wiki e a comunicare per mezzo di reti e media sociali come forma per migliorare il loro lavoro.

  • Inside out: si tratta di una variazione del “bottom up” in termini collettivi, é la azienda che inizia ad usare questi strumenti per comunicare internamente e l’uso si amplia in un secondo momento alla comunicazione corporativa verso l’esterno, verso il mercato, i clienti, i fornitori.

  • Outside in: in questo modello, l’adozione dei social media come strumento di comunicazione avviene all’esterno, nel mercato in cui l’azienda si muove, e va avanzando fin ad un punto in cui l’azienda non può più ignorarlo specialmente se l’uso da parte della concorrenza é pubblicamente apprezzato.2

La strategia nell’universo sociale dovrà dunque assicurare la necessaria flessibilità per adattarsi ai cambi permanenti della web sociale, essere partecipativa perché partecipativa é la natura dell’universo sociale, e mantener una dimensione realista perché l’organizzazione possa adattare le sue capacità reali alle opportunità che offre il Web 2.0.

La sequenza dei passi obbligati per avanzare nel disegno della strategia social media non si separa dalla sequenza di qualsiasi strategia di comunicazione: identificare l’audience, definire obiettivi, formulare il messaggio, identificare la piattaforma (il canale), disegnare l’azione e misurare i risultati.

Per quanto riguarda l’audience, nell’universo social media oltre ai criteri tradizionali come l’età o la geografia si deve tener conto del grado di abilità col medio segmentando il pubblico secondo il grado di uso della tecnologia.

La definizione degli obiettivi in relazione alla strategia aziendale considererà che l’ambiente social media produce obiettivi soft non misurabili, come la reputazione, la soddisfazione dello staff o il patrocinio di cliente, ed altri obiettivi hard con metriche chiare come il numero di partecipanti o l’impatto sulle vendite.

Finalmente al trattarsi di una strategia di comunicazione, risulterà fondamentale formulare correttamente il messaggio, scegliere le piattaforme tecnologiche più adeguate ed assicurare la loro integrazione con la comunicazione dell’azienda su altre piattaforme.

Abilità del futuro


L’economia si organizza in maniera crescente intorno a reti di capitale, di gestione, di distribuzione e di informazione. Ciò modifica la struttura delle imprese che in misura crescente fanno capo a centri e unità economiche distribuite geograficamente in punti nevralgici. Anche l’organizzazione del lavoro risente della strutturazione in rete, perchè i processi sono sempre più complessi, con fasi di lavoro che si svolgono in centri distanti geograficamente dal centro dove si prendono le decisioni, e sono posteriormente reintegrate nel prodotto o servizio finale, generando una “nuova divisione del lavoro basata sugli attributi/capacità di ciascun lavoratore più che nell’organizzazione del lavoro.” (Castells 2000)

É comunemente accettata l’idea che le abilità più importanti nel prossimo futuro saranno le abilità comunicative. La capacità di generar pensiero critico é necessaria come attività produttiva e positiva. Le persone che pensano in modo critico vedono il futuro come aperto e malleabile, non come qualcosa di chiuso e fisso. Nel suo epilogo alla presentazione Educazione per un mondo multiculturale, alla Commissione Internazionale per il XXIº secolo, pubblicato dall’UNESCO nel 1996, Rodolfo Stavenhagen precisava che molte delle nazioni-stato moderne sono organizzate intorno all’idea che esse sono, o dovrebbero essere, culturalmente omogenee. Questa sarebbe l’essenza della moderna concezione di nazionalità, sulla quale si basano poi le idee moderne di statalitá e cittadinanza. Però solo una educazione autenticamente multiculturale portá affrontare le richieste di integrazione globale e nazionale e le necessità specifiche di quelle comunità con distinzioni culturali specifiche, presenti in nelle aree urbane e rurali.1

L’idea della digital literacy nel suo senso più amplio é in realtà una forma mentis però potrebbe anche essere intesa come complementare al concetto della educazione nei media e addirittura come sinonimo di media literacy. L’uso di un computer richiede una conoscenza previa diversa e complessa. Inoltre, introduce l’individuo e l’umanità a nuovi contesti che richiedono cambi mentali ed intellettuali profondi. In sostanza, la digital literacy é un processo che consiste nell’acquisizione di nuove tecniche, abilità, arte o pratiche. Creatività e cultura divengono allora materia prime essenziali per la economia della conoscenza.

L’UNESCO formalizzò il concetto di educazione nei media lungo tre stadi: l’area dell’educazione nei media, la definizione dell’area di intervento e la revisione della questione dell’educazione nei media nel campo specifico del progresso nella sfera digitale e la nuova era della comunicazione che sorgerà da questo progresso. Un futuro che dovrà contare con l’appoggio di politiche pubbliche e di attori come gli istituti di insegnamento, i media, le istituzioni pubbliche e la societá civile. 2

1 Rodolfo Stavenhagen, Education for a multicultural world, Report to UNESCO of the International Commission on Education for the Twenty-firts Century, Paris1996, pagina. 230-231

2 Tapio Varis, Media literacy and intercultural dialogue, , A European approach to media literacy, Ubiquitous ITC for sustainable education and media literacy, Finnish National Commission for UNESCO, Helsinky 2009, pagina 40-43

Alfabetizzazione digitale


A Miguel Ángel Martín López, un alto rappresentante del comune di Barcellona, non piacque l’intervista che Mònica Terribas, giornalista della TV3 catalana, realizzò a un suo compagno di partito. Martín López non apprezzò affatto il tono e l’esito dell’intervista, e così lo manifestò nel suo spazio in Facebook, pubblicando un commento pieno di insulti alla giornalista. In seguito alla polemica che gli insulti suscitarono nei mezzi di comunicazione e in ambito politico, Martín López affermò di essere dispiaciuto per la ripercussione che le sue parole avevano causato e in ogni caso la considerava assolutamente fuori luogo perché ciò che aveva pubblicato in Facebook era “un commento fatto in un ambito privato”. Questo rappresentante politico, laureato in legge e master in Amministrazione Pubblica presso una prestigiosa business school, ha insistito in più occasioni che le sue parole non erano state pubblicate in un articolo di opinione ma “solamente nell’ambito privato di Facebook”.

É questo un buon esempio di ‘analfabeta digitale’: un individuo che ostenta una squisita formazione accademica e fa uso dei media sociali però non ne comprende affatto la valenza e il potenziale comunicativo.

Secondo Moyano1, l’alfabetizzazione digitale implica lo sviluppo di competenze che permettono un uso intelligente, culto ed etico dell’informazione e la comunicazione attraverso qualsiasi tipo di linguaggio e tecnologia.

La media literacy o alfabetizzazione digitale indica l’abilità di una persona di accedere ai media, comprendere in modo critico i loro contenuti ed aspetti, e di creare comunicazioni in una varietà di contesti. Questa definizione si basa su tre elementi:

  • accesso ai media e contenuti;

  • approccio critico, abilità di decifrare i messaggi dei media, coscienza di come lavorano i media;

  • abilità creative, di produzione e comunicazione. 2

Media literacy si riferisce a tutti i media, includendo la televisione, il cinema, la radio e musica registrata, la stampa, internet ed altri nuovi mezzi di comunicazione digitali.

L’alfabetizzazione digitale é una competenza cruciale nella società dell’informazione nella stessa misura in cui l’alfabetizzazione lo é stata all’inizio del XX secolo. Si tratta di una abilità essenziale non solo per le giovani generazioni ma anche per le persone adulte: genitori, anziani, educatori, professionisti della comunicazione. Si può dire che la media literacy é vista oggi come uno dei più importanti strumenti per lo sviluppo della responsabilità della cittadinanza.

La Commissione Europea creò un Media Literacy Expert Group, adottò una Comunicazione sulla Media Literacy alla fine del 2007, dal titolo A European approach to Media Literacy in the Digital Environment, e realizzò un sondaggio pubblico nel 2008. Sulla base dei risultati del sondaggio, si accordò una definizione europea della media Literacy che si descrive come l’abilità di accedere ai media, comprendere e valutare in forma critica i diversi aspetti dei media e dei loro contenuti e creare comunicazioni in una varietà di contesti. Questa definizione si centra in tre aree: media literacy per la comunicazione commerciale, per l’audiovisuale e per internet.

Nel messaggio che la presidentessa della Finlandia inviò ai partecipanti al workshop Ubiquitos ICT for sustainable education and cultural literacy (ottobre 2008) parlò della globalizzazione e dello sviluppo: “Globalizzazione significa che l’informazione, le nuove idee e l’innovazione si diffondono più velocemente che mai nella storia. La tecnologia dell’informazione e la comunicazione (ICTs) può allora offrire mezzi efficaci ai paesi in via di sviluppo per accelerare il loro progresso e dunque aprire migliori opportunità di apprendimento. Per i paesi sviluppati, l’economia della conoscenza (knolwege-based economy)- se socialmente giusta e inclusiva- permetterà una maggiore specializzazione e l’incremento delle abilità.”3

Mentre il mondo in via di sviluppo sta ancora lottando per assicurare le necessità essenziali della propria cittadinanza, il resto del mondo é in via di transizione verso una società della conoscenza. Nell’economia mondiale, la conoscenza gioca sempre più un ruolo essenziale nella produzione e dunque si considera alla stregua di una materia prima per lo sviluppo economico. Informazione, conoscenza e imprese di innovazione stanno soppiantando parecchi dei settori tradizionali dell’industria e il commercio. Al fronte del pensiero internazionale sullo sviluppo economico incontriamo le considerazioni sulle ICTs e le ICTs in relazione all’apprendimento, considerati fattori essenziali della crescita economica. Quando si fa riferimento alle ITC non si intende esclusivamente un settore in espansione nell’economia, ma piuttosto la infrastruttura globale che da supporto alla conoscenza e l’innovazione. 4

Il potenziale delle ITCs di fornire gli strumenti per affrontare alcune delle sfide dell’era della conoscenza, specialmente nel campo dell’educazione, ha motivato parecchi paesi in via di sviluppo ad investire in forma massiccia in ITCs e a porre le ITCs al centro delle loro strategie di sviluppo.

1 José Moyano, Las nuevas formas de edición y su incidencia en los derechos de autor, “Autoedición, reutilización y web 2.0”, UIMP, Santander 2008

2 Matteo Zacchetti, A European approach to media literacy, Ubiquitous ITC for sustainable education and media literacy, Finnish National Commission for UNESCO, Helsinky 2009, pagina 20

3 Marco Antonio Rodriguez Dias, Globalization and the dialogue of civilizations, A European approach to media literacy, Ubiquitous ITC for sustainable education and media literacy, Finnish National Commission for UNESCO, Helsinky 2009, pagina 23

4 Idem, Jyrki Pulkkinen, Gobal e.schools and communities initiatives, pagina. 35

La sfida della conversazione


Nel febbraio 2010 l’agenzia di consulenza Early Strategies pubblicò il risultato del sondaggio on-line che realizzò tra dirigenti di corporazioni multinazionali e organizzazioni internazionali per analizzare il grado di adattamento della loro azienda alla filosofia 2.0.

La tecnologia 2.0 si caratterizza per la capacità di creare conversazione, al contrario della tecnologia di emissione che solo permetteva la comunicazione di una sola via. Sigue leyendo