¿Qué está pasando en las organizaciones?

Cburnett [GFDL_www.gnu.org/copyleft/fdl.html_undefined CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]

“En los proyectos, abajo en la organización, hay gente válida y comprometida, pero arriba, en la cúpula, los gerentes maniobran para sus intereses de poder.”

Mi cliente expresa su frustración en la sesión de coaching. Es un hombre joven con un cargo de responsabilidad pero “los de la cúpula”, sus jefes, no siempre le toman en serio. Sigue leyendo

Sigan escribiendo nuevos relatos utópicos

By nottsexminer (Utopia  Uploaded by Oxyman) [CC-BY-SA-2.0

By nottsexminer (Utopia Uploaded by Oxyman) [CC-BY-SA-2.0

“La utopía se construye, no sólo se piensa, se diseña o se imagina.”

En tiempos de pensamiento plano y opciones únicas, cuándo el mercado manda y el único derecho que parece defenderse es el de la propiedad, he disfrutado muchísimo de la conferencia de José Tamayo sobre la utopíai   Comparto aquí las notas que tomé en la conferencia de este pensador valiente. Sigue leyendo

Un cerebro del pleistoceno


“La peor posible”: así define Claudio Naranjo la educación que recibió. Estamos en el Paraninfo de la Facultad de Filosofía y Letras de la Complutense, en Madrid. Claudio Naranjo está sentado al lado de José Antonio Marina, es el 16 de enero y estos dos gigantes van a conversar sobre educación y desarrollo de la conciencia.

¿Es posible cambiar nuestros modos de educar? ¿Qué enseñanza necesitamos para formar a seres más humanos y amorosos? Estas las preguntas de arranque. Aunque ambos están convencidos de que sí existen alternativas al actual modelo educativo, hay diferencias en la forma en que ambos reivindican una educación más humana. Sigue leyendo

Cultura dell’organizzazione


Quando una azienda considera che é giunto il momento e decide di sviluppare una strategia con i social media e le reti sociali, il camino più comune passa per considerare diversi scenari, sperimentando la presenza corporativa in diverse piattaforme e valutando su questa base le necessità interne in termini di piano di marketing e comunicazione e le competenze umane necessarie in tali dipartimenti. Sigue leyendo

Intelligenza collettiva, eccedente cognitivo e talento

Intelligenza collettiva, eccedente cognitivo e talento
L’intelligenza collettiva si da quando “un insieme di persone decidono apportare il loro sapere in forma libera e volontaria per la costruzione di conoscenza socialmente significativa”. 1
Per la scienza della comunicazione, l’intelligenza collettiva assume un interesse speciale in quanto la tecnologia, e specialmente la tecnologia della comunicazione con Internet come strumento e il ciberspazio come universo, permette che questo concetto possa svilupparsi con una ampiezza e velocità impensabili solo pochi anni addietro.
Le piattaforme che sopportano la chiamata Web2.0 si caratterizzano per la loro facilità d’uso e per permettere a una grande quantità di emittenti e destinatari di realizzare un numero elevatissimo di scambi, aprendo così uno spazio di collaborazione e mutuo arricchimento.2
Secondo Clay Shirky3, l’eccedente cognitivo si compone di due cose, il tempo e il talento. Rispetto al tempo libero, Shirky calcola che oggi il pianeta può contare su circa mille miliardi di ore libere l’anno a disposizione delle persone che possono così compromettersi con progetti collettivi. Lo stesso tempo e talento esisteva nel secolo passato però mancava la tecnologia che permettesse alle persone metterlo in comune con facilità.
I mezzi di comunicazione di massa del secolo XX hanno formato le persone al consumo. Oggi, già nel secolo XXI, continuiamo ad avere un alto consumo però abbiamo anche accesso a strumenti mediatici, internet ed apparati mobili che ci permettono di usare il tempo libero -ed anche il tempo del lavoro- in modi diversi. Oggi abbiamo una alternativa al consumo, possiamo facilmente creare contenuti ed immetterli in un canale per diffonderli e raggiungere una audience.
A partire dalla seconda metà del XX secolo la gente ha dedicato molte ore alla televisione perché era la unica opportunità, e anche se adesso si continua a consumare televisione, iniziano a diffondersi anche altre attività alternative, come creare contenuti e condividerli, grazie alle possibilità che offre la tecnologia.
La nuova risorsa dunque sorge dall’unione della motivazione umana con gli strumenti moderni che permettono alla motivazione di esprimersi ed unirsi a grande scala.
Nelle aree della scienza, della creatività, l’educazione, l’arte e anche la politica o la letteratura, si stanno diffondendo esperimenti innovatori basati sui modelli partecipativi, dall’e-government alla ricerca partecipativa o lo sviluppo di progetti come GNU/Linux.
Ed anche se l’atto creativo é mediocre, si tratta sempre comunque di un atto creativo. Se una persona genera un prodotto mediocre o pessimo, ha comunque provato a creare qualcosa, ha proposto qualcosa al pubblico e iniziato una pratica creativa, cambiando il ruolo da passivo a attivo. I siti di social media come YouTube o Flickr, per citare solo i più diffusi a scala planetaria, hanno motivato e spinto alla creazione a milioni di persone, e l’essere allo stesso tempo creatore e fruitore (prosumer) sta cambiando il modo in cui si accede ai contenuti, si usano e condividono e anche l’attitudine individuale rispetto ai contenuti disponibili, siano prodotti dall’amico, dalla Warner o dalla CNN.
Uno studio dell’agenzia Edelman realizzato nel Maggio 2010 per analizzare il grado di fiducia nell’industria dell’intrattenimento nell’era dei social media ha rivelato che la televisione ed internet sono le fonti dominanti di intrattenimento negli USA e nel Regno Unito. Però mentre Internet sperimentò un aumento drammatico negli USA passando dal 27% in 2009 al 42% in 2010, nel Regno Unito la crescita dell’uso di Internet come fonte di intrattenimento é cresciuta in forma leggermente più moderata però allo stesso tempo si é verificato un calo significativo dell’uso della televisione che passa dal 52% del 2009 al 44% del 2010.
Lo studio mostra percentuali più radicali se si segmenta il pubblico per fasce d’età: più del 70% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni degli Stati Uniti usano il social network come fonte di intrattenimento, percentuale che si mantiene alta, 71%, anche nella fascia d’età seguente, tra i 25 ed i 34 anni. Le percentuali del Regno Unito sono analoghe e solo leggermente più ridotte: 61% e 64% rispettivamente.
Esiste un dibattito aperto, alle volte interessato, sulla qualità dei contenuti auto generati. Senza dubbio esiste una distanza tra la produzione professionale e amatoriale, però la motivazione é un fattore che incide sulla qualità, ne sono prova la miriade di blog, i fenomeni di giornalismo cittadino, la stessa Wikipedia che nonostante gli errori, offre contenuti di alta qualità.
La grande differenza sta tra il contribuire ed il non poter farlo. Chi produce qualcosa, sia ottimo sia pessimo, ha comunque superato una barriera, ha usato il medio come canale in forma attiva.
La stessa abbondanza del medio implica necessariamente che la parte creativa coesista con la parte di scarto, é il prezzo della libertà di sperimentare. Ciò che conta, il motore di tutto il movimento creativo che sta sorgendo intorno a Internet sociale, é la volontà di apportare per generosità, a cambio di nulla. Esiste una differenza importante nella motivazione intrinseca dell’utente, se decide di fare ciò che fa per gusto, per obbedienza a un ordine o perché riceve un compenso per farlo.
La realtà sembra dimostrare che anche se non esiste un contratto ufficialmente stabilito, i gruppi e le comunità si organizzano attorno a regole e sono le regole sociali che prevalgono, mentre le regole contrattuali rimangono in secondo piano. É questo fenomeno che crea la cultura della generosità, del volontariato e la creazione collettiva, una relazione sociale più resistente di quella basata sul contratto. Nelle reti sociali così come nella relazione tra comunità di pratica o gruppi nell’ambito lavorativo, é allora cruciale comprendere quando una persona o gruppo o comunità si regge sulla parte contrattuale o sulla relazione sociale, se sta prevalendo la generosità di contribuire o il senso del dovere contrattuale.
Nella rete é facile vedere spazi comuni dove le persone creano per il gusto di creare e condividere un valore, dedicando tempo ai partecipanti e per i partecipanti. Il valore comune é caratteristico della rete, risulta evidente ogni volta che si accede a grandi quantità di dati aggregati e disponibili al pubblico, siano foto in Flickr o video in YouTube, o ancora spazi della società civile come Ushahidi che hanno un grande valore civico, una costruzione collettiva che i partecipanti creano e lasciano disponibile per l’intera società. L’obiettivo di Ushahidi, un progetto che permette alle persone di creare informazione in tempo reale sulle situazioni di crisi e catastrofi in tutto il globo grazie alla tecnica del crowdsource, non é solo creare un flusso informativo e di appoggio alle vittime di conflitti e situazioni di crisi e rendere più facile la loro vita ma anche migliorare la vita di tutta la società. Questo valore civico non é secondario nell’attivare la motivazione di chi partecipa.
Secondo Shirky esistono mille miliardi di ore all’anno disponibili per creare valore partecipativo. La tendenza é che queste ore disponibili crescano anno dopo anno, così come il numero di persone disposte a partecipare a questi progetti. Le organizzazioni disegnate attorno al valore della generosità possono generare effetti incredibili senza una carica contrattuale.

Comer lo justo

escuela I

Los productos del comercio responsable llegan a las escuelas
Según fuentes europeas, Italia lidera la campaña continental para que las compras de mercaderías y alimentos de las instituciones públicas cumplan los criterios  socialmente responsables.
Los comedores de las escuelas peden ser no solamente una fuente de ingresos para las cooperativas que en los países del tercer mundo proveen los productos de este tipo de comercio. Los beneficios de adoptar tales políticas a escala continental serían tangibles también en cuanto a reducción de la contaminación ambiental, porque estos productos suele responder a los estándares de la producción ecológica, y además ayudarían a que el alumnado aprendiera el valor de los alimentos en términos económicos y también nutricionales.
En 2006 el gobierno de Italia invitó de manera formal, a través de una reglamentación, a las autoridades locales a que privilegiaran los productos del comercio justo en sus campañas de compra. El decreto apunta a una ‘cesta’ de dos productos muy usados en la alimentación infantil, los platanos y las galletas.
El comercio justo, cuyo orígen remonta a los años 40 y que actualmente se concentra en un 60 por ciento en la Unión Europea, reduce la intervención de intermediarios y asegura a los productores un precio de compra justo. En 2005 alcanzó un volumen de negocio superior a los 1400 millones de dólares, y su expansión parece imparable ahora que ya se están confirmando los beneficios concretos que este sistema reporta a los productores y a sus comunidades, especialmente desde las perspectivas de estrategias eficaces de lucha contra la pobreza. Desde el año 2000 el mercado europeo de compras ‘justas’ ha ido creciendo al ritmo del 20 por ciento anual. La adopción oficial de políticas públicas de compras justas generaría un volumen de negocio muy significativo para muchos países en vía de desarrollo, y los activistas contra la pobreza insisten en afirmar que los gobiernos tienen el deber de promover modelos de producción y consumo y sistemas de vida sostenibles. La presencia de estros productos en las escuelas tendría entonces un valor educativo no solamente para el alumnado sino sobre todo para sus padres, y este efecto multiplicador aceleraría el retorno de beneficios a las comunidades de productores.
 Una directiva de la Unión Europea de 2004 sobre contratos del sector público establece que la sostenibidad de los procesos de producción y su impacto social pueden ser elementos que influyen a la hora de aprobar las compras. Activistas del comercio justo piden que Europa no se limite a invitar sino que opte por dar un trato preferente al comercio equiativo.
Comercio Justo: en realidad sería la forma de intercambio más natural entre comunidades no hostiles, y seguramente ha habido ‘comercio justo’ a lo largo de muchos siglos antes de que la economía se mundializara. Según el Forum de Comercio Internacional la primera iniciativa del comercio justo de productos básicos y artesanía nacó con el movimiento estadounidense Ten Thousand Villages (ex Self Help Crafts) en 1946, y la primera tienda de comercio justo se inauguró en 1958. En 1967 Oxfam creó una organización de comercio justo y en el mismo año nació Fair Trade Organisatie en los Países Bajos. La primera tienda Third World Shop abrió sus puertas en 1969.
La segunda Conferencia de las Naciones Unidas sobre Comercio y Desarrollo (UNCTAD) celebrada en 1968, impulsó el concepto de equidad comercial con el lema: “Comercio sí, ayuda no”.

La comida basura en las escuelas tiene los días contados

trash food

Según un estudio llevado a cabo recientemente en México DF, por lo menos la mitad de los anuncios comerciales emitidos en horario de tarde por emisoras televisivas mexicanas, se refieren a productos como patatas fritas, bebidas gaseosas, chucherías y otros productos azucarados de escaso o nulo valor nutricional.

En los Estaos Unidos estos anuncios comerciales representan por lo menos el 34 por ciento de todos los anuncios que ven los menores de edad. En las escuelas de prácticamente toda América, desde Argentina hasta el estado de Nueva York, pasando por Chile, Brasil, México y Panamá, las hamburguesas, patatas fritas y dulces industriales son los productos más solicitados en las tiendas escolares a la hora del recreo. Es el resultado del proceso de des-educación de los anuncios concentran los productos de comida basura entre las 14:00 y las 18:00, cuando los niños y niñas ven más televisión.
Según la Organización Mundial de la Salud este tipo de alimentación favorece el aumento de la obesidad que afecta a más del 5 por ciento de la población infantil en América Latina. Siempre según datos de la OMS, el exceso de peso y la escasa presencia de vegetales en la alimentación son factores de riesgo determinantes para en las enfermedades no-contagiosas, como por ejemplo enfermedades que afectan a la circulación y el corazón.

La educación alimentar dirigida a los menores es un elemento esencial de cualquier programa de salud pública que busque soluciones para un problema creciente: en México el aumento de la obesidad infantil en las edades comprendidas entre los cinco y los 11 años ha crecido un 40 por ciento entre 1999 y 2006. Datos similares se registran en Brasil, donde el porcentaje de población sobrepeso en las edades comprendidas entre los 11 y los 19 años ha crecido más del 10 por ciento en menos de diez años. Aunque sea posible regular por decreto el tipo y frecuencia de los anuncios así como la entrada de comida basura en las tiendas y comedores escolares, sólo la educación puede dar respuesta a la combinación de factores que empuja a la gente joven a comer de forma compulsiva.