Relatos asombrosos

ImageLas novelas jugaron un papel fundamental en la aparición del concepto de los derechos humanos en el siglo XVIII. El intercambio de historias y reflexiones antes de la novela se desarrollaba sobre todo en diálogos directos cara a cara, en familia alrededor del hogar o en espacios públicos como el teatro o los cuenta-cuentos. La novela popularizó la reflexión privada, solitaria, casi meditativa. Asombra y entusiasma imaginar el inmenso potencial que puede surgir de la tecnología y del sustrato de inteligencia colectiva que acaba de empezar con la era internet. Sigue leyendo

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Nuovi ruoli aziendali e social media


L’universo di Internet, con i siti web, blog e altri spazi di comunicazione e le aree di interazione e conversazione come reti sociali, sono strumenti fondamentali le molte attività aziendali dirette a conoscere e comprendere le necessità ed aspirazioni dei clienti attuali e potenziali, dare a conoscere il prodotto o servizio ed analizzare il grado di accettazione delle offerte, ed anche promuovere il brand, e proteggerlo, oppure realizzare transazioni B2B, B2C, B2E, B2G, C2B ecc.

Le aziende, organizzazioni ed istituzioni affrontano dunque la necessità di contare con ruoli professionali che apportino competenze specifiche con i social media e sappiano aiutare l’azienda a muoversi strategicamente in questo universo. Sigue leyendo

Alfabetizzazione digitale


A Miguel Ángel Martín López, un alto rappresentante del comune di Barcellona, non piacque l’intervista che Mònica Terribas, giornalista della TV3 catalana, realizzò a un suo compagno di partito. Martín López non apprezzò affatto il tono e l’esito dell’intervista, e così lo manifestò nel suo spazio in Facebook, pubblicando un commento pieno di insulti alla giornalista. In seguito alla polemica che gli insulti suscitarono nei mezzi di comunicazione e in ambito politico, Martín López affermò di essere dispiaciuto per la ripercussione che le sue parole avevano causato e in ogni caso la considerava assolutamente fuori luogo perché ciò che aveva pubblicato in Facebook era “un commento fatto in un ambito privato”. Questo rappresentante politico, laureato in legge e master in Amministrazione Pubblica presso una prestigiosa business school, ha insistito in più occasioni che le sue parole non erano state pubblicate in un articolo di opinione ma “solamente nell’ambito privato di Facebook”.

É questo un buon esempio di ‘analfabeta digitale’: un individuo che ostenta una squisita formazione accademica e fa uso dei media sociali però non ne comprende affatto la valenza e il potenziale comunicativo.

Secondo Moyano1, l’alfabetizzazione digitale implica lo sviluppo di competenze che permettono un uso intelligente, culto ed etico dell’informazione e la comunicazione attraverso qualsiasi tipo di linguaggio e tecnologia.

La media literacy o alfabetizzazione digitale indica l’abilità di una persona di accedere ai media, comprendere in modo critico i loro contenuti ed aspetti, e di creare comunicazioni in una varietà di contesti. Questa definizione si basa su tre elementi:

  • accesso ai media e contenuti;

  • approccio critico, abilità di decifrare i messaggi dei media, coscienza di come lavorano i media;

  • abilità creative, di produzione e comunicazione. 2

Media literacy si riferisce a tutti i media, includendo la televisione, il cinema, la radio e musica registrata, la stampa, internet ed altri nuovi mezzi di comunicazione digitali.

L’alfabetizzazione digitale é una competenza cruciale nella società dell’informazione nella stessa misura in cui l’alfabetizzazione lo é stata all’inizio del XX secolo. Si tratta di una abilità essenziale non solo per le giovani generazioni ma anche per le persone adulte: genitori, anziani, educatori, professionisti della comunicazione. Si può dire che la media literacy é vista oggi come uno dei più importanti strumenti per lo sviluppo della responsabilità della cittadinanza.

La Commissione Europea creò un Media Literacy Expert Group, adottò una Comunicazione sulla Media Literacy alla fine del 2007, dal titolo A European approach to Media Literacy in the Digital Environment, e realizzò un sondaggio pubblico nel 2008. Sulla base dei risultati del sondaggio, si accordò una definizione europea della media Literacy che si descrive come l’abilità di accedere ai media, comprendere e valutare in forma critica i diversi aspetti dei media e dei loro contenuti e creare comunicazioni in una varietà di contesti. Questa definizione si centra in tre aree: media literacy per la comunicazione commerciale, per l’audiovisuale e per internet.

Nel messaggio che la presidentessa della Finlandia inviò ai partecipanti al workshop Ubiquitos ICT for sustainable education and cultural literacy (ottobre 2008) parlò della globalizzazione e dello sviluppo: “Globalizzazione significa che l’informazione, le nuove idee e l’innovazione si diffondono più velocemente che mai nella storia. La tecnologia dell’informazione e la comunicazione (ICTs) può allora offrire mezzi efficaci ai paesi in via di sviluppo per accelerare il loro progresso e dunque aprire migliori opportunità di apprendimento. Per i paesi sviluppati, l’economia della conoscenza (knolwege-based economy)- se socialmente giusta e inclusiva- permetterà una maggiore specializzazione e l’incremento delle abilità.”3

Mentre il mondo in via di sviluppo sta ancora lottando per assicurare le necessità essenziali della propria cittadinanza, il resto del mondo é in via di transizione verso una società della conoscenza. Nell’economia mondiale, la conoscenza gioca sempre più un ruolo essenziale nella produzione e dunque si considera alla stregua di una materia prima per lo sviluppo economico. Informazione, conoscenza e imprese di innovazione stanno soppiantando parecchi dei settori tradizionali dell’industria e il commercio. Al fronte del pensiero internazionale sullo sviluppo economico incontriamo le considerazioni sulle ICTs e le ICTs in relazione all’apprendimento, considerati fattori essenziali della crescita economica. Quando si fa riferimento alle ITC non si intende esclusivamente un settore in espansione nell’economia, ma piuttosto la infrastruttura globale che da supporto alla conoscenza e l’innovazione. 4

Il potenziale delle ITCs di fornire gli strumenti per affrontare alcune delle sfide dell’era della conoscenza, specialmente nel campo dell’educazione, ha motivato parecchi paesi in via di sviluppo ad investire in forma massiccia in ITCs e a porre le ITCs al centro delle loro strategie di sviluppo.

1 José Moyano, Las nuevas formas de edición y su incidencia en los derechos de autor, “Autoedición, reutilización y web 2.0”, UIMP, Santander 2008

2 Matteo Zacchetti, A European approach to media literacy, Ubiquitous ITC for sustainable education and media literacy, Finnish National Commission for UNESCO, Helsinky 2009, pagina 20

3 Marco Antonio Rodriguez Dias, Globalization and the dialogue of civilizations, A European approach to media literacy, Ubiquitous ITC for sustainable education and media literacy, Finnish National Commission for UNESCO, Helsinky 2009, pagina 23

4 Idem, Jyrki Pulkkinen, Gobal e.schools and communities initiatives, pagina. 35

Rischi nell’Internet sociale: due casi


Creare una buona identità di marca e difendere il prestigio dell’azienda richiede molto più tempo, sforzo ed investimenti che non distruggerla, specialmente considerando i tempi brevissimi con cui si diffondono le conversazioni e i rumori nella rete.

Altri rischi nella rete sorgono dalla mancanza di controllo su ciò che viene detto sulla organizzazione e sulla marca; azioni volutamente offensive, come la diffamazione; il furto dell’identità; le frodi ed anche commenti negativi diffusi da impiegati o ex impiegati. Per affrontare questi rischi é necessario contare con una politica d’impresa sui social media, fomentare internamente la coscienza dei rischi che possono sorgere da questa forma di comunicazione e realizzare un monitoraggio attraverso l’uso di software e di personale specializzato.

Caso Iimagen Youtube United

Indicativo di questa potenzialità dei social media di creare o danneggiare una marca é il video United Breaks Guitars. Nell’agosto 2009 il cantante canadese di musica country, Dave Carroll, viaggiò con la compagnia aerea United Airlines. La sua chitarra risultò seriamente danneggiata durante le operazioni di scarico dei bagagli e la compagnia si rifiutò di rimborsarlo. Dopo aver ripetutamente trattato di ottenere il risarcimento a cui aveva diritto, Dave Carroll compose una canzone che con molta ironia screditava il servizio di attenzione al cliente di United Airlines, registrò un videoclip e lo pubblicò in rete. Nel giro di poche ore la canzone divenne uno smash hit in iTunes e ricevette più di 4 milioni di visite in YouTube.com. Carroll fu intervistato da tutte le maggiori reti televisive degli Stati Uniti e cantò la sua canzone. Dopo soli quattro giorni dalla pubblicazione della canzone online, le nubi si addensarono sulla immagine della United Airlines e secondo il Times Online, la cattiva pubblicità fu una delle cause dello stallo del prezzo delle azioni della United e la successiva perdita in borsa del dieci per cento del loro valore, con un costo di 180 milioni dollari. Con questa cifra, commentava l’articolista del Times Online, la compagnia avrebbe potuto risarcire Carroll più di cinquantunomila volte il valore della la sua chitarra. Vari analisti hanno messo in dubbio il nesso di causalità tra la pubblicazione della canzone satirica e la caduta del prezzo delle azioni di United. Rimane comunque indiscutibile il danno all’immagine della compagnia, che si scusò pubblicamente e dichiarò che avrebbe usato il video nei suoi corsi di formazione per ‘cambiare la cultura’ interna . Al momento di scrivere questo testo  il video ha ricevuto più di 9 milioni di visite.1

Caso II

Nel febbraio 2010, la organizzazione di diritti umani Amnesty International sospese dalle sue funzioni la responsabile dell’Unità di Genere, Gita Sahgal, in forma cautelativa dopo aver avviato una inchiesta interna a causa delle critiche che Sahgal aveva realizzato pubblicamente sulla collaborazione dell’organizzazione con Moazzam Begg. Moazzam Begg, ex-prigioniero di Guantanamo, aveva partecipato come invitato a un ciclo di conferenze di Amnesty sulla situazione dei detenuti nella base militare di Guantanamo. Secondo Sahgal, le sue posizioni fondamentaliste lo rendevano non solo poco attendibile ma, soprattutto, un compagno di cammino inaccettabile per una organizzazione che come Amnesty International difende i diritti delle donne, la libertà di espressione e di religione, argomenti per nulla compatibili con il fondamentalismo islamico di cui Begg sarebbe stato un promotore.

Senza entrare nel merito della questione della adeguatezza delle misure cautelari di Amnesty International con la sua impiegata, Gita Sahgal, o della effettiva affiliazione di Begg al movimento islamico fondamentalista, ci limitiamo qui ad analizzare i movimenti comunicativi ed il loro effetto nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2010.

La ricerca “Amnesty International + Moazzam Begg” (ricerca A) in Google ottiene 8.200 risultati, e la ricerca “Amnesty International + Gita Sahgal” (ricerca B), 41.300 risultati. Sicuramente le due ricerche danno alcuni risultati comuni, però risulta sintomatico di come Amnesty International ha affrontato la crisi comunicativa il fatto che la risposta ufficiale di Amnesty solo appare all’ultimo posto (decimo) della prima pagina di risultati della ricerca B, essendo tutti gli altri risultati anteriori link a pagine critiche con Amnesty, con il sito del Times e Times Online, altre riviste online, diversi blog e una comunità in Facebook a favore della reintegrazione di Gita Sahgal e contro l’ipocrisia dell’organizzazione che l’ha sospesa. Passando alla seconda pagina dei risultati della ricerca B, ancora una volta appaiono solamente risultati di pagine critiche con l’organizzazione, tra cui diversi articoli scritti da Sahgal o sue interviste. Di Amnesty, ancora una volta, solo appare una pagina del suo sito officiale, amnesty.org, nella posizione 8.

Per la ricerca A, invece, il sito ufficiale di Amnesty appare ai primi due posti, la stessa pagina ufficiale in inglese e spagnolo e al decimo posto un post del blog però sempre della pagina ufficiale di Amnesty. É necessario introdurre il nome del segretario generale interino che gestì la crisi per avere accesso alle interviste realizzate dal personale di Amnesty per difendere la posizione ufficiale dell’organizzazione. Con la ricerca “Claudio Cordone + Moazzam Begg” si ottiene finalmente accesso a interviste pubblicate da diversi quotidiani come il Jerusalem Post, o lo script dell’intervista con la CBS. Non è possibile raggiungere in Google le interviste realizzate a Amnesty da mezzi di comunicazione importanti, come la BBC, a meno che si conosca il nome della persona intervistata e si cerchi in combinazione con il nome di Begg o Sahgal.

La risposta di Amnesty fu lenta e formale, inadeguata per far fronte a una crisi che ha favorito reazioni come la creazione di gruppi ostili in Facebook, raccolta di firme ed altre azioni pubbliche. Lo scrittore Salman Rushdie, che dal 1989 vive minacciato di morte da una fatwa dell’integrismo islamico e in cui favore Amnesty lanciò una campagna, accusò Amnesty di ‘bancarotta morale’, e un po’ in tutto il mondo si alzarono aspre critiche accusando la più grande organizzazione di difesa dei diritti umani di aver perduto il senso della sua missione per aver dimenticato i diritti di una sua impiegata e per l’associazione con un estremista islamico.

La reazione di Amnesty fu sempre espressa in forme tradizionali: sul sito ufficiale solo sono accessibili testi lunghi e dal taglio legale, nel sito ufficiale dell’organizzazione non é possibile accedere a nessuna intervista, audio o video o a altre forme comunicative che permettessero ai numerosi attivisti e sostenitori dell’organizzazione rinviare alla loro rete personale un messaggio semplice, comprensibile e attrattivo che spiegasse le ragioni di Amnesty e difendesse la sua reputazione. Nel marzo 2010 fu creata una pagina in Wikipedia per “Gita Sahgal” in cui oltre alla biografia dell’attivista si riportava la cronologia della crisi con Amnesty e la sua sospensione cautelare. Probabilmente scritta da persone vicine o favorevoli a Sahgal, la sezione Discussion riporta infervorati commenti che mettono in dubbio l’imparzialità dell’articolo e criticano Wikipedia per non aver preteso una stesura più oggettiva.

Le pagine delle sezioni locali di Amnesty in Facebook, come Amnesty UK, Amnesty USA o Amnesty Netherlands, mantennero aperta la discussione e si sforzarono di offrire risposte più adatte ai numerosissimi messaggi e discussioni aperte sul tema e torearono le critiche e le dichiarazioni di abbandono della militanza. Risulta però evidentemente inadeguata la risposta ufficiale di Amnesty e specialmente la incapacità di produrre messaggi ad alto contenuto virale che spostassero l’attenzione e la discussione su temi centrali più sostanziali, come la libertà di espressione, la demonizzazione dell’islamismo ecc.

Social Graph, Open Graph


La pubblicità si é tradizionalmente basata sulla teoria delle quattro p: prodotto, prezzo, posizione e promozione. La necessità di conoscere il consumatore ha fatto sì che già da qualche decennio si sia aggiunta una quinta p, quella di persone, e posteriormente anche una sesta p, di processo, per assicurare l’adeguamento delle aziende agli interessi dei consumatori.

Il marketing ha esplorato decine di tecniche per studiare il mercato e conoscere le necessità di settori concreti di consumatori. La possibilità di vincolare una persona alle sue attività, gusti ed opinioni apre un immenso ventaglio di possibilità per tracciare profili di cliente e prevedere cosa comprerà la persona e con che frequenza realizzerà i suoi acquisti. In questo modo si può disegnare una offerta, che sia una campagna di vendita o un prodotto in forma puntuale, molto precisa e dunque con maggiori possibilità di successo.

Sono ormai decenni che le agenzie specializzato disegnano prodotti e sistemi per raccogliere quante più informazioni personali sul cliente, tanto che la legge ha dovuto adeguarsi per trattare di proteggere la privacy dei clienti regolando la forma in cui certi dati si raccolgono, processano, conservano, trasmettono e distruggono. La tecnologia informatica ha prodotto una grande quantità di applicazioni per questo tipo di analisi, come il data mining, che discerne tra una immensa quantità di dati quegli oggetti che producono lo stesso tipo di informazione per estrarre tendenze non prevedibili, o il data warehouse, i server di banche dati OLAP, gli scorecards e dashboards, applicazioni per la visualizzazione dei dati e altri strumenti di business intelligence.

La tecnologia ha aperto la possibilità di potenziare la correlazione tra tutte le numerose tracce che una persona genera a partire dal momento in cui inizia a navigare, effettua una selezione su un motore di ricerca, accede a un sito o realizza qualsiasi altra azione.

La web sociale ha moltiplicato questa potenzialità coinvolgendo direttamente l’utente, perché oggi é la persona che crea volontariamente il suo profilo in cui va immagazzinando dati anagrafici (nome, data di nascita ecc.) insieme con altra informazione personale di grandissimo valore commerciale, come interessi, link ad amici, ecc.

Nel 2008 Google lanciò la sua API per la costruzione semantica della rete di contatti, chiamato Social Graph, attraverso cui ricostruire la rete di relazioni tra persone sulla base delle relazioni di amicizia dichiarate dagli utenti nella rete. L’ API era basato sul sistema di ricerca di Google che crea relazioni a partire dai link associati con il profilo di un individuo sui siti sociali, blog o siti web.

Google Social Graph recupera i contatti usando le url che si includono nei profili, e se il blog o web lo permette, analizza i dati secondo gli attributi e costruisce il grafo, arrivando anche a poter confermare se un contatto nel nostro profilo di utente é reciproco, se la relazione di amicizia é contraccambiata nella rete. Questa informazione é aperta a internet per cui può essere indicizzata dai motori di ricerca.

Nell’aprile del 2010, Facebook annunciò un nuovo passo avanti verso la web semantica, il progetto di Open Graph dove la opzione social del web viene data come default. Più concretamente, Facebook ha ridisegnato la Graph API per i programmatori in modo che non solo possano vedere le connessioni sociali tra le persone ma anche vedere e creare le connessioni che le persone hanno con i loro interessi, ad esempio, marche, altri siti, luoghi fisici, cose, e lo ha chiamato Open Graph. A differenzdell’anteriore Social Graph, l’Open Graph offrirà un grafico completo degli interessi della persona.

Gli strumenti, il software e gli spazi sociali che lavorano sulla geolocazione si uniscono allora ai profili dove si informa dei gusti, interessi e connessioni della persona in un modo che può essere letto e tracciato dalla rete. Da qui, qualsiasi servizio connesso potrà generare una offerta personalizzata secondo i gusti della persona o la sua ubicazione geografica in un preciso momento, indicare che ci sono persone con interessi comuni o amici della rete individuale che si trovano nella stessa zona nell stesso momento, ecc.

Questa capacità di conoscere interessi, contatti e movimenti di una persona può ricordare il “Grande Fratello” e paventare la vigilanza totale sulla vita delle persone. Senza dubbio l’accesso indiscriminato a queste informazioni offre alle imprese e ad altre organizzazioni un profilo totalmente trasparente delle persone, i loro gusti, inclinazioni, credenze e legami. Un mal uso può risultare in un disastro per la privacy, le libertà personali e la stessa democrazia. La generazione millenium d’altra parte non sembra occuparsi di questo aspetto e anzi ricerca il contatto permanente: le generazioni digitali vedono in questa trama di connessioni non una minaccia ma piuttosto la possibilità di vivere una esperienza sociale completa, ovunque ed in qualsiasi momento, in modo istantaneo.

Social media vs. reti sociali

Diversi autori hanno descritto in modo analogo i Media Sociali, i Social Network, il Social Networking e il Web 2.0. Senza entrare in un dibattito semantico risulta comunque necessario definire una terminologia che chiarisca la natura dei fenomeni a cui ci stiamo riferendo. 

Secondo Courtney Hunt, fondatrice della comunità professionale Social Media in Organizations (SminOrgs), social media, digital social media, Web 2.0 e social networking sarebbero costrutti annidati l’uno nell’altro. Il concetto più amplio é quello del Social Media che abbraccia e contiene tutti gli altri, seguito dal Social Media Digitale che restringe il campo a quei social media che esistono nell’ambito delle tecnologie digitali, entro cui il Web 2.0 definisce un tipo molto concreto di disegno web in cui si passa dalla pagina statica alla pagina interattiva, che a sua volta permette che esistano pratiche come il Social Networking. Quest´ultimo in concreto si riferisce a una specifica applicazione del Web 2.0 che permette alle persone di creare e mantener comunità personali o collettive, generaliste o professionali, orizzontali o verticali. 


Il termine “sociale” qui sta ad indicare pratiche di interazione. I social media sono pensati per esser disseminati attraverso interazioni sociali, e Hunt cita come esempi di social media storici le pitture rupestri, i segnali di fumo o i graffiti urbani. Questo significa che con i digital social media la tecnologia ha offerto nuove e potenti piattaforme come strumenti per realizzare e sostenere vecchie pratiche comunicative.

Il Web 2.0 indica la seconda generazione di disegno web, che abbandona le pagine statiche in favore dell’interazione. I siti Web 2.0 includono comunità basate nel web, siti di social networking, siti per la pubblicazione di video, foto, musica e testi, blog, e pratiche come mashup e folksonomie.

La definizione di Social Networking si riferisce a una forma concreta di Web 2.0 che permette agli utenti di creare e mantener comunità con altri individui con cui condividono uno o più interessi (amicizia, lavoro, credenze, conoscenza, etc.) e che mantengono una connessione tra di loro stabile nel tempo. I siti di rete sociale più estesi e popolari in questo momento sono Facebook, LinkedIn e Twitter.

Le reti sociali si differenziano dalla Web 2.0 perché mentre la Web 2.0 è centrata nel contenuto (ad esempio siti come Wikipedia, YouTube, Flickr), le reti sociali sono centrate nella comunità.1

Analizzando le possibili applicazioni per le aziende delle reti sociali e dei digital social media, ancora una volta é necessario chiarire la diversità delle funzionalità e caratteristiche che determinano la forma in cui questi siti si possono usare.

Le conversazioni nelle comunità professionali specializzate (Social Media Marketing, ACERCO, Club dei Mesia Sociali ed altri gruppi in LinkedIn) insistono nella differente funzionalità (i social network connettono le persone, i social media connettono i contenuti) per identificare le forme più appropriate attraverso cui le imprese possono posizionare il loro messaggi.

Il social network è un mezzo attraverso cui un’impresa attua una strategia di presenza sui social media. Il social networking riguarda le persone, i social media riguardano ciò che le persone pensano. Un social media è un qualunque strumento che consente la comunicazione o la condivisione tra due o più persone, mentre un social network è una rete che usa una combinazione di strumenti online di social media per connettere persone e creare gruppi.” 2

Secondo Lon S. Cohen3, autore di blog e consulente sui social media, questi potrebbero essere definiti ‘una strategia e un canale’ per emettere comunicazione aziendale, mentre il social networking é uno strumento ed anche un servizio per connettersi con altri.

Per la promozione di un brand, l’obiettivo é ottenere che quante più persone possibile accedano all’informazione della marca e sulla marca, seguendo la pagina corporativa in Facebook o il Twitt, oppure leggendo il blog aziendale ecc. Però per un “nodo” in una rete, ossia una persona che sta in connessione con altre persone per partecipare alla costruzione di una rete di relazioni, le conversazioni devono avere un senso, per questo la rete stabilisce naturalmente una cornice entro cui assicurare la comunicazione bidirezionale e un senso di appartenenza a un contesto comune, di interessi, valori, gusti, etc.4

Boyd ed Ellison hanno analizzato diversi lavori accademici sui siti di social network ed hanno coniato la seguente definizione: i siti di reti sociali sono servizi basati sulla rete che permettono agli individui di (1) costruire un profilo pubblico o semi-pubblico nell’ambito di un sistema definito; (2) articolare una lista di altri utenti con cui si condivide una connessione e (3) vedere ed accedere alla lista di connessioni proprie così come quelle create da altri nel sistema. La natura e nomenclatura di queste connessioni può variare da un sito a un altro.5

La novità dei siti di social network non é tanto il fatto che permettono agli individui di incontrarsi e interagire, quanto piuttosto che permettono di articolare e rendere visibile la loro rete di connessioni. Ed anche se non é l’obiettivo in origine, questi incontri incrociati possono produrre una nuova connessione tra individui che non si sarebbero conosciuti altrimenti. Le nuove connessioni inoltre si materializzano soprattutto tra legami latenti, deboli e che condividono qualche legame offline.6

Nei siti di reti sociali, anche nei più frequentati dagli internauti, i partecipanti non stanno necessariamente creando nuovi contatti tutto il tempo, al contrario, le osservazioni rivelano che chi accede alle reti generalmente comunica con persone con cui é già in contatto e sono dunque già parte della loro rete sociale estesa. É la pubblica esibizione delle connessioni la componente cruciale del ‘fare rete’: la lista degli amici contiene link al profilo di ogni amico, e ciò permette al visitante di navigare attraverso il grafo della rete con un semplice clic sulla lista.

Per accentuare questa caratteristica organizzativa articolata e peculiare, Boyd ed Ellison etichettano questi siti come “siti di reti sociali”.

5 Boyd Ellison, Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship, Journal of Computer-Mediated Communication, 2007

6 Haythornthwaite, 2005, in: Boyd Ellison Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship


L’ipertesto rompe la sequenza


Caratteristica dell’ipertesto é quella di permettere la navigazione tra pagine ed oggetti: si tratta di un’area di lavoro virtuale (sullo schermo) in cui si collocano diversi oggetti, sia testi sia immagini, grafici, suoni e video. Ogni oggetto é ordinato in funzione di almeno uno degli oggetti anteriori, essendo in genere il testo l’elemento che offre la trama su cui si snoda l’argomento. Le zone sensibili dell’area di lavoro (hyperlink) permettono la navigazione tra gli oggetti. Un ipertesto chiuso non permette al lettore di modificare i percorsi, anche se lascia aperte tutte le possibilità di scegliere la sequenza della navigazione.

La lettura non lineare non é esclusiva del mezzo elettronico. Già Barthes descriveva il ‘testo ideale’ come quello in cui abbondano le reti che attuano tra di loro senza che nessuna possa imporsi sulle altre, un testo che é una galassia di significanti e non già una struttura di significati, che non ha inizio pero sì diverse vie di accesso senza che nessuna possa essere considerata come la porta principale.1

E Foucault affermò nell’opera Archaeology of Knowledge che “le frontiere di un libro non sono mai chiaramente definite” già che si trovano “intrappolate in un sistema di riferimenti a altri libri, altri testi, altre frasi: é un nodo di una rete, una rete di riferimenti”2

Due elementi fondamentali conformano l’ipertesto, il labirinto e il nodo. Ogni link costituisce un nodo e l’insieme dei nodi costituisce un labirinto che mette nelle mani del lettore la possibilità di scegliere diversi percorsi e diversi punti di entrata e uscita. La scrittura non lineare apre al lettore la possibilità di marcare il proprio cammino o traiettoria nella lettura. La lettura dello stesso testo diventa allora un’esperienza nuova e il percorso semantico sarà ogni volta diverso dipendendo dalla porta di ingresso e gli hyperlink scelti. Il lettore diventa in questo modo produttore di testo a sua volta.

La intertestualitá che l’ipertesto rende possibile, rompe la tirannia della voce unica ed il senso del discorso emana della combinazione del tragitto e dei nodi del percorso scelto. In questo meta-testo, scegliendo il percorso, il lettore sposta il centro o nodo organizzatore dell’ipertesto, un lettore-autore che, per mezzo della scelta del punto di ingresso nel testo e del tragitto, riorganizza il centro. In questo modo l’ipertesto, insieme di testi combinati e comunicati senza un asse primario, non ha un centro che é invece organizzato dal lettore e dipende dai suoi interessi.

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L’ipertesto allora diventa un mondo polifonico dove le voci degli autori e dei lettori entrano in un dialogo infinito “in cui nessuno dei partecipanti possiede il diritto di dire l’ultima parola e neanche di sintetizzare il discorso”.4

Questo effetto polifonico finisce per creare una nuova forma di comunicare in cui si ribalta autorità di chi crea in favore delle voci di chi partecipa, l’autore perde posizioni rispetto alla sua opera, il testo rispetto al discorso, e ciò permette che il testo non diventi obsoleto se è rinnovato continuamente grazie a un nuovo modo di leggere non più passivo ma interattivo. A differenza del testo stampato, l’utente qui entra nel livello della creazione e le idee si muovono in uno spazio polisémico e cambiante, proprio del mondo delle idee.5

I lettori della Web non sono lettori tradizionali, piuttosto scannerizzano le pagine in cerca di quello che li può interessare

6, por questo il linguaggio nell’ambito della pubblicazione web (siano blog, pagine web tradizionali o media sociali) deve poter offrire più punti di accesso a una storia.

Il linguaggio del medio digitale é ridotto all’osso e i dettagli sono ampiamente disponibili però non in forma lineare ma parallela, attraverso gli ipervincoli che permettono di costruire percorsi di lettura diversificati.

1 Roland Barthes, S/Z, Siglo Ventiuno de España, Madrid 1980, pagina 145

2 Michel Foucault, The Archaeology og Knoweledge, Panhteon Book, New York, 1972, pagina 23

3 Rodríguez J. Carlos, Hipertexto un nuevo estilo de discurso antropológico, Revista de antropologia, 1999, 8: 109 – 119

4 Tyler, S. 1991: 189 Etnología postmoderna: desde el documento de lo oculto al oculto documento, in Clifford, J. E Marcus, G. Retóricas de la antropología, Gijón Júcar pp. 132-210

5 Rodríguez J. Carlos, Hipertexto un nuevo estilo de discurso antropológico, Revista de antropologia, 1999, 8: 109 – 119

6 Quinn Stephen, Vincent F. Filak, Convergent Journalism, pagina 71