Politiche d’impresa con i Social Media


Il sito http://socialmediagovernance.com/policies.php da accesso alle politiche interne di 154 tra compagnie internazionali, organizzazioni non-profit e agenzie governative, tra cui IBM, Microsoft, Kodak, Croce Rossa o il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti solo per citare alcune.

Anche se l’attività individuale all’interno dell’universo sociale no può essere soggetta a regolamentazione da parte dell’azienda, precisamente da questa attività individuale sorge l’esigenza per le aziende di elaborare una politica interna sull’uso dei media sociali e reti sociali. Impiegati di azienda o volontari di organizzazioni ed istituzioni, gli individui oggi contribuiscono in misura crescente a spazi online come wiki, blog, foro, reti professionali, siti dove pubblicare video e foto, alle volte a titolo personale altre volte identificandosi come membri o impiegati dell’organizzazione, per cui rappresentando in un modo diretto o indiretto l’istituzione.

È dunque consigliabile che l’azienda conti con una direttiva ufficiale dove stabilire i limiti di ciò che é accettabile e ciò che non lo é in quanto a pubblicazioni online e anche per preparare impiegati e volontari ad un uso corretto di questi strumenti, informandoli sulle possibili conseguenze di un uso non adeguato.

L’immagine corporativa dell’organizzazione può soffrire grandemente a causa di un errore, ed anche se le persone sanno usare ampliamente lo strumento, non necessariamente sono totalmente ‘alfabetizzate’ in termini digitali.

Le piattaforme generalmente più usate, e dunque considerate nelle politiche aziendali, sono i siti di social networking (Facebook, Myspace, Foursquare, Linkedin ecc.); Micro-blogging (come Twitter); Blog corporativi e personali o anche post in blog di terzi; siti di video e foto (Flickr, YouTube ecc.); fori e dicussion boards (Google Groups, Yahoo Groups ecc.), enciclopedie online come Wikipedia ecc.

Alcuni Esempi

La politica della Croce Rossa Internazionale sull’uso di social media da parte dei suoi impiegati e volontari offre una lista di “Do – Do not” che ruotano attorno a tre elementi: l’uso della dichiarazione di responsabilità o disclaimer, la trasparenza e l’accuratezza nell’uso di piattaforme sociali. La politica é formativa, centrata nell’assicurare un buon uso delle piattaforme social media e si invita espressamente le persone a fare uso di questo tipo di comunicazione per mantenere e rafforzare il contatto di Croce Rossa con il territorio.

AMP3, agenzia nweyorkina di pubbliche relazioni e intrattenimento, si centra nell’uso personale delle piattaforme sociali per collegarsi con amici e colleghi in cui si può terminare parlando della compagnia o dei clienti, e indica i termini di quella che chiama “social media etiquette” per assicurare una forma adeguata di rappresentare e parlare della compagnia in questo ambito. Una politica formativa anche in questo caso, perchè per una azienda centrata nella comunicazione innovativa una presenza coerente nei social media è critica.

La politica di Ford Motor Company é invece più centrata sulla protezione della marca e invita i dipendenti che vogliano o debbano far uso di social media a chiarire sempre la propria identità e che le opinioni espresse sono personali, a mostrare sempre rispetto e umiltà in tutte le comunicazioni, a far uso di buon giudizio nel momento di condividere o rendere pubbliche informazioni dell’azienda, ricordando che solo possono circolare dati già pubblici specialmente per quanto riguarda dati economici. La serietà della politica si riflette anche nella raccomandazione finale che ricorda ai suoi impiegati che tutto ciò che si dice nella rete resta nella rete, é permanente.

Alcune aziende hanno una politica limitata esclusivamente a determinate applicazioni Web 2.0, come HP che pubblica un codice di condotta per chi pubblica blog, altre aziende descrivono con precisione quali comportamenti sono considerati accettabili a seconda della funzione che si stia coprendo nell’universo sociale. Ad esempio la farmaceutica Roche definisce in uno schema sette regole a rispettare nelle attività online discriminando attività in cui si parla sull’azienda o in nome dell’azienda.

L’agenzia di risorse sulla reputazione pubblica, Jaffe PR, dedicata esclusivamente al servizio di studi legali ed associazioni di avvocati, oltre a pubblicare la propria politica di social media e social networking offre nel suo sito una varietà di documentazioni, guide e libri bianchi sul marketing del settore legale che coprono argomenti controversi del blogging di avvocati, pubblicazione web, presenza degli studi di avvocati in LinkedIn, Twitter per avvocati, formazione per una redazione adeguata alla rete, comunicati stampa per i social media, ed altre fonti di informazione attualizzata su come navigare l’universo sociale.

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