Nuovi ruoli aziendali e social media


L’universo di Internet, con i siti web, blog e altri spazi di comunicazione e le aree di interazione e conversazione come reti sociali, sono strumenti fondamentali le molte attività aziendali dirette a conoscere e comprendere le necessità ed aspirazioni dei clienti attuali e potenziali, dare a conoscere il prodotto o servizio ed analizzare il grado di accettazione delle offerte, ed anche promuovere il brand, e proteggerlo, oppure realizzare transazioni B2B, B2C, B2E, B2G, C2B ecc.

Le aziende, organizzazioni ed istituzioni affrontano dunque la necessità di contare con ruoli professionali che apportino competenze specifiche con i social media e sappiano aiutare l’azienda a muoversi strategicamente in questo universo.

Negli ultimi anni si é aperta la discussione in centinaia di fori su quali ruoli sono necessari e che profilo professionale o formazione devono avere. I profili professionali non sono ancora del tutto definiti però l’esercito di giornalisti, esperti di marketing e di comunicazione che si sta dedicando alla reputazione, comunicazione e transazione on-line delle aziende non smette di crescere.

I nomi dati a questi nuovi profili professionali sono vari: community manager, responsabile di marketing relazionale, responsabile di comunicazione 2.0, esperto in analitica web, esperto di gestione di contenuti digitali, esperto di architettura dell’informazione digitale.

Data la tendenza della realtà di imporsi sulla teoria, molto prima che si risolvesse il dibattito teorico su che ruoli e che funzioni sono necessari, si sono già cristallizzate nelle aziende figure professionali come quelle di community manager, social media strategist o specialista di social marketing.

La figura probabilmente più popolare é quella di community manager: si tratta della persona incaricata di creare, moderare e gestire comunità intorno a una marca in internet e in particolare nei social media. Il numero di community manager nelle aziende é in crescita, esistono già diverse certificazioni e si tratta di una delle prime figure che le organizzazioni considerano quando sorge la necessità di una funzione professionale della comunicazione online nei canali e piattaforme sociali.

Il community manager ha come funzione quella di muovere la marca dove stanno i clienti (fori, reti sociali, web e blog), cambiare la percezione di un prodotto nella rete e anche vedere quali sono le preferenze degli utenti. Il community manager può anche esplorare nuove vie per comunicare con i clienti.

La figura di specialista di social marketing ha un indirizzo più strategico, deve conoscere le dinamiche della rete, comprendere il marketing digitale, l’uso di tecniche strategiche coem SEO e SEM, comprendere i meccanismi economici della rete che sono in piena evoluzione e contribuire con questi elementi alla strategia aziendale, sviluppando progetti di comunicazione nell’ambito social media.

Per questo é necessario che il social media strategist abbia tanto una esperienza nell’uso dei social media come competenze di marketing, per pianificare e analizzare i risultati di una campagna, e competenze di comunicazione per saper generare il messaggio e soprattutto comprendere il valore della conversazione.1

Alcune figure tradizionali stanno evolvendo e la metamorfosi si deve ai social media: ad esempio il ruolo del media planner é in piena trasformazione già che gli utenti usano diverse piattaforme in modo differente dipendendo dal tipo di interazione che creano attraverso il medio.

I nuovi ruoli professionali legati al social media devono inoltre adattarsi al settore di mercato dell’azienda in cui sono chiamati a svolgere il loro lavoro.

Nel 2009, il quotidiano New York Times annunciò che Jennifer Preston, giornalista che lavora nel The New York Times dal 1995, era stata chiamata a svolgere il ruolo di ‘social media editor’, una nuova figura dentro la redazione del quotidiano il cui compito è la gestione della reputazione del quotidiano nelle reti sociali. La scelta del quotidiano venne considerata come un nuovo sintomo della trasformazione che i media sociali hanno imposto alle strategie di comunicazione e modelli organizzativi di aziende di tutti i settori.

Secondo le dichiarazioni rilasciate da Preston durante la Nonick International Conference on Social Networks and Online Communities, in maggio 2010, “una volta che si comprende il valore di strumenti come Twitter e Facebook non si torna più indietro, perché servono a incontrare le fonti, seguirle e sfruttare le tendenze, prendere idee per le nostre storie e investigare.” Preston conta con 600.000 seguaci tra fan e amici in Facebook, un valore aggiunto importantissimo per la redazione e un indicatore cruciale per il disegno del business model nei quotidiani del XXI secolo.

Anche se molti professionisti hanno ‘riciclato’ la loro funzione con i nuovi strumenti, come Preston, la maggior parte dei professionisti delle reti sociali e social media si sono formati attraverso l’uso diretto del medio, anche se già esistono corsi di formazione e associazioni che trattano di stabilire criteri comuni. In un mondo in cui ogni persona può lanciare opinioni in internet e attaccare gli interessi di un’azienda, é imprescindibile gestire l’immagine e la reputazione.

L’universo d’internet sociale si muove a una tale velocità che queste nuove funzioni esigono in ogni caso un’attitudine di fondo delle persone che le svolgono basata sulla disponibilità ad adattarsi alla continua evoluzione tecnologica ed anche la capacità di essere multi task, di lavorare in differenti temi e piattaforme e tenere il passo alla metamorfosi continua che il pubblico fa delle applicazioni social media.

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