L’ipertesto rompe la sequenza


Caratteristica dell’ipertesto é quella di permettere la navigazione tra pagine ed oggetti: si tratta di un’area di lavoro virtuale (sullo schermo) in cui si collocano diversi oggetti, sia testi sia immagini, grafici, suoni e video. Ogni oggetto é ordinato in funzione di almeno uno degli oggetti anteriori, essendo in genere il testo l’elemento che offre la trama su cui si snoda l’argomento. Le zone sensibili dell’area di lavoro (hyperlink) permettono la navigazione tra gli oggetti. Un ipertesto chiuso non permette al lettore di modificare i percorsi, anche se lascia aperte tutte le possibilità di scegliere la sequenza della navigazione.

La lettura non lineare non é esclusiva del mezzo elettronico. Già Barthes descriveva il ‘testo ideale’ come quello in cui abbondano le reti che attuano tra di loro senza che nessuna possa imporsi sulle altre, un testo che é una galassia di significanti e non già una struttura di significati, che non ha inizio pero sì diverse vie di accesso senza che nessuna possa essere considerata come la porta principale.1

E Foucault affermò nell’opera Archaeology of Knowledge che “le frontiere di un libro non sono mai chiaramente definite” già che si trovano “intrappolate in un sistema di riferimenti a altri libri, altri testi, altre frasi: é un nodo di una rete, una rete di riferimenti”2

Due elementi fondamentali conformano l’ipertesto, il labirinto e il nodo. Ogni link costituisce un nodo e l’insieme dei nodi costituisce un labirinto che mette nelle mani del lettore la possibilità di scegliere diversi percorsi e diversi punti di entrata e uscita. La scrittura non lineare apre al lettore la possibilità di marcare il proprio cammino o traiettoria nella lettura. La lettura dello stesso testo diventa allora un’esperienza nuova e il percorso semantico sarà ogni volta diverso dipendendo dalla porta di ingresso e gli hyperlink scelti. Il lettore diventa in questo modo produttore di testo a sua volta.

La intertestualitá che l’ipertesto rende possibile, rompe la tirannia della voce unica ed il senso del discorso emana della combinazione del tragitto e dei nodi del percorso scelto. In questo meta-testo, scegliendo il percorso, il lettore sposta il centro o nodo organizzatore dell’ipertesto, un lettore-autore che, per mezzo della scelta del punto di ingresso nel testo e del tragitto, riorganizza il centro. In questo modo l’ipertesto, insieme di testi combinati e comunicati senza un asse primario, non ha un centro che é invece organizzato dal lettore e dipende dai suoi interessi.

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L’ipertesto allora diventa un mondo polifonico dove le voci degli autori e dei lettori entrano in un dialogo infinito “in cui nessuno dei partecipanti possiede il diritto di dire l’ultima parola e neanche di sintetizzare il discorso”.4

Questo effetto polifonico finisce per creare una nuova forma di comunicare in cui si ribalta autorità di chi crea in favore delle voci di chi partecipa, l’autore perde posizioni rispetto alla sua opera, il testo rispetto al discorso, e ciò permette che il testo non diventi obsoleto se è rinnovato continuamente grazie a un nuovo modo di leggere non più passivo ma interattivo. A differenza del testo stampato, l’utente qui entra nel livello della creazione e le idee si muovono in uno spazio polisémico e cambiante, proprio del mondo delle idee.5

I lettori della Web non sono lettori tradizionali, piuttosto scannerizzano le pagine in cerca di quello che li può interessare

6, por questo il linguaggio nell’ambito della pubblicazione web (siano blog, pagine web tradizionali o media sociali) deve poter offrire più punti di accesso a una storia.

Il linguaggio del medio digitale é ridotto all’osso e i dettagli sono ampiamente disponibili però non in forma lineare ma parallela, attraverso gli ipervincoli che permettono di costruire percorsi di lettura diversificati.

1 Roland Barthes, S/Z, Siglo Ventiuno de España, Madrid 1980, pagina 145

2 Michel Foucault, The Archaeology og Knoweledge, Panhteon Book, New York, 1972, pagina 23

3 Rodríguez J. Carlos, Hipertexto un nuevo estilo de discurso antropológico, Revista de antropologia, 1999, 8: 109 – 119

4 Tyler, S. 1991: 189 Etnología postmoderna: desde el documento de lo oculto al oculto documento, in Clifford, J. E Marcus, G. Retóricas de la antropología, Gijón Júcar pp. 132-210

5 Rodríguez J. Carlos, Hipertexto un nuevo estilo de discurso antropológico, Revista de antropologia, 1999, 8: 109 – 119

6 Quinn Stephen, Vincent F. Filak, Convergent Journalism, pagina 71

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