Internet e impresa nel 2020


Un sondaggio realizzato dal Pew Research Center Internet & American Life Project con la Universitá di Elon nel marzo 2010, a cui parteciparono esperti in tecnologia, critici e altri soggetti interessati, rivelò che una grande maggioranza (72%) si mostrava in accordo con l’affermazione: “Entro il 2020 l’applicazione di forme di collaborazione online avrà come effetto un incremento dell’efficienza e della capacità di risposta delle imprese, le organizzazioni non-profit e le agenzie governative.”

Il 26% si mostrò d’accordo con la affermazione contraria: “Nel 2020, le imprese, le organizzazioni non-profit ed altre agenzie governative ed istituzioni manterranno fondamentalmente lo stesso modello del secolo XX nella forma in cui mantengono le loro relazioni con i cittadini ed i consumatori, online ed offline.”

Come commenti aggiuntivi, i partecipanti all’inchiesta −tecnologi però anche manager di grandi organizzazioni transnazionali, di media, docenti e ricercatori universitari e rappresentanti della sfera politica− notarono che una maggiore penetrazione della connessione di banda larga permetterà l’accesso a una amplia gamma di servizi “cloud-based” offerti in modo self service da varie istituzioni. Inoltre, la cooperazione online obbligherebbe le istituzioni convenzionali a diventare più accessibili agli utenti, anche perché ci sarebbe un controllo costante di una audience disposta a denunciare abusi e inefficienze. La pressione popolare, capace di forzare cambi dal basso, potrebbe allora imporre un cambio più rapido di quanto queste istituzione o organizzazioni sono capaci di sopportare. Secondo Axel Bruns, professore del Queensland University of Technology, é probabile che il cambio che si avvicina nelle istituzioni sia generato e guidato dagli utenti; nel campo del business sarebbe invece generato da un mix di organizzazioni-rete e nuove imprese, e nel campo del non-profit, il cambio sarebbe guidato da alleanze temporali di persone con obiettivi comuni.

Un aspetto rilevante per il modello di business dell’azienda del secolo XXI é la conversazione: l’illusione del contatto diretto attraverso i social media non può più essere sostenuto se il contatto non genera una risposta significativa.

Secondo Michael Nelson, che fu specialista in tecnologia alla Casa Bianca e al Senato degli Stati Uniti e che oggi é docente alla Georgetown University, solo quelle organizzazioni che siano capaci di ridefinire la relazione con i loro clienti riusciranno a vincere la sfida e a sopravvivere in un mercato competitivo. Però i governi ed alcune altre istituzioni che non si trovano a dover competere in un mercato globale, saranno molto più lente nel ridefinire queste relazioni.

Stephen Downes, ricercatore del National Research Council, Canada, commentò che la domanda formulata nell’inchiesta presupponeva che nel 2020, istituzioni profit e non-profit e governi continuerebbero ad esistere, anche se più o meno capaci di rispondere al nuovo contesto. Però nella sua visione, nel 2020 queste istituzioni saranno già immerse in un profondo processo di cambio, perché ciò che sta avvenendo in realtà é una transizione dall’era industriale all’era della conoscenza. Per questa ragione, finchè continuiamo a misurare l’intensità maggiore o minore di categorie come l’efficienza e la ricettività, rimaniamo in un ambito di analisi legato al modello di governo client-server. Secondo questo analista, invece, nel 2020 é probabile che sia già impiantato un modello in cui sono le persone che governano, gestiscono, educano e aiutano se stesse, senza aspettare che le istituzioni siano efficienti o ricettive a queste esigenze.

Il cambio che vari analisti ed esperti hanno menzionato nella loro risposta al sondaggio si riferisce al cambio sostanziale che starebbe avvenendo con il passaggio dalla concorrenza alla collaborazione, cambio generato dalla scarsezza delle risorse che imporrà la necessità di lavorare in modo congiunto come non era mai avvenuto prima.

Il sondaggio del Pew Research Center raccolse e analizzò anche opinioni discordanti come ad esempio quella di Janelle Warn, docente di Media e comunicazione all’Universitá Erasmus, a Rotterdam, che rivela come recenti ricerche hanno dimostrato che nonostante il contesto della globalizzazione e del progresso tecnologico ponga una indiscutibile pressione sull’organizzazione di ogni tipo, non si é ancora visto un impatto significativo sulle organizzazioni la cui struttura é più legata a processi burocratici. Questo sarebbe specialmente vero nel campo della politica, dove i partiti ed altri attori della scena politico sociale come le organizzazioni non-profit o le organizzazioni giovanili dimostrano un grande desiderio di mantenere un totale controllo sul messaggio anche nelle loro attività online.

Anche quando le organizzazioni riuscissero a organizzarsi internamente per gestire la loro presenza nei media sociali e le reti sociali, rimane aperta la sfida di apprendere a stabilire una vera conversazione con il pubblico, internamente e con i partner commerciali.  

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